Mentre la Chiesa accompagna con la preghiera i cardinali, impegnati nella scelta del successore di Benedetto XVI, sembrano profilarsi le caratteristiche del candidato ideale: un uomo forte, di dottrina sicura, lontano da logiche curiali, aperto al dialogo e pronto a dare ragione della fede dinanzi al mondo contemporaneo, che sappia dire la fede di sempre con linguaggio nuovo. A questo profilo corrisponde adeguatamente il Card. Angelo Scola. Chi ha avuto modo di conoscerlo e di apprezzarne il profondo magistero sa che potrebbe essere adeguatamente all’altezza del compito.

 

di Igor Traboni

Lo chiamano ‘il pre-conclave’ ed è ufficiosamente iniziato ieri, nel primo giorno di sede vacante, anche se in realtà va avanti da alcune settimane, da quando Benedetto XVI aveva annunciato di rinunciare al Soglio. Ma ora che a Roma sono già arrivati 144 cardinali, cioè la stragrande maggioranza di quelli che poi prenderanno parte al Conclave vero e proprio, sono iniziate le riunioni più o meno segrete, più o meno informali, per vedere di far convergere i voti su questo o quel papabile. 

I più attivi sono gli italiani, intenti a recuperare una credibilità perduta – tra intrighi di Curia e corvi vari – soprattutto tra gli stranieri. I nomi dei cardinali Bagnasco e Bertone sono i meno spendibili, ma è anche vero che sono proprio loro a ‘muoversi’ di più, per cercare di indirizzare il Conclave in una determinata direzione a loro confacente. Così come si sta dando da fare il cardinal Sodano: non parteciperà al Conclave perché ultraottantenne, ma la sua voce peserà e parecchio, soprattutto in questi giorni di sede vacante. E allora i cardinali italiani che potrebbero succedere a Ratzinger restano soprattutto due: Gianfranco Ravasi e Angelo Scola. Il primo è però ritenuto troppo ‘progressista’, anche tra quei cardinali stranieri che pure arrivano da Chiese non indifferenti alle teorie già passate attraverso le fasi del cattocomunismo e della teologia della liberazione. A favore di Ravasi si sta dando da fare anche un certo ‘movimentismo’ italiano, dalle Acli all’Azione Cattolica (che però fuori dai nostri confini contano punto o niente) e la Comunità di Sanrt’Egidio, fortissima in tutto il mondo ma senza un suo candidato ufficiale. Una serie di ‘pressioni’ che però potrebbero favorire proprio Scola, ‘pupillo’ di Ratzinger da tempi non sospetti e giudicato da molti cardinali europei e d’oltre Oceano italiano sì, e dunque dentro determinate gerarchie che pure un Papa non può non conoscere, ma fuori da intrighi e giochi di potere.

articolo pubblicato su www.ilgiornaleditalia.org

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